• 29 Marzo 2023

Il “Mare Fuori” e il disagio dentro

Il “Mare Fuori” e il disagio dentro

Il “Mare Fuori” e il disagio dentro 150 150 Diletta Moretti

Da sempre Cinema e Psicologia intrattengono uno stretto rapporto, tanto che la psicoanalisi viene considerata come un buono strumento di analisi critica del cinema.

La serie tv italiana “Mare Fuori“, che affronta le vicende di adolescenti reclusi presso un Istituto penitenziario minorile  (IPM) di Napoli, offre a mio avviso interessanti spunti di riflessione sul disagio giovanile.

All’interno dell’Istituto vi sono ragazzi che, nonostante le molteplici diversità, sono accumunati da vissuti di solitudine, perdita e mancanze, e nei casi più gravi esposti costantemente a varie forme di violenza . Ognuno di loro porta una ferita che nel tempo ha prodotto un profondo disagio, seppur taluni abbiano bisogno di tempo per diventarne consapevoli.

E cosa permetterà loro di acquisire maggiore coscienza di se stessi?

La presenza di qualcuno pronto ad esserci nonostante tutto. Qualcuno pronto ad ascoltare e a fornire supporto, ad essere accogliente e mai giudicante instaurando legami profondi e trasformativi.

Sono ragazzi venuti al mondo da genitori che non li hanno pensati o voluti, o nati all’interno di famiglie violente dove non c’è spazio per il dialogo e il confronto e nelle quali l’agito e l’aggressività sono le uniche forme di comunicazione sperimentate.  In molti di loro c’è un forte bisogno di appartenenza che li conduce a fare delle scelte sbagliate e talvolta pericolose.

I reclusi dell’Istituto sono adolescenti attraversati da un turbinio di forti emozioni a cui non sanno dare  voce, finendo per mettere in atto comportamenti impulsivi e dannosi per l’altro e per se stessi. Mancano capacità riflessiva ed empatia a guidare il pensiero e le azioni.

L’ingresso di questi ragazzi presso l’IPM, si trasformerà per molti di loro in una grande opportunità, ovvero quella di iniziare un percorso  che li aiuterà a trovare il proprio posto nel mondo. Ecco che la reclusione non assume più le forme di un atto punitivo bensì “correttivo”, offrendosi come una “ripossibilizzazione dell’esistenza“.

Merleau- Ponty sosteneva che l’essere umano scopre se stesso nella propria soggettività attraverso la relazione con l’Altro.

L’interazione costante con Altri significativi fornisce, soprattutto all’interno di un contesto gruppale, maggiori risorse attraverso lo sviluppo di meccanismi di solidarietà, ascolto, presenza empatica e coinvolgimento.

Non importa se vivono in un Istituto o liberamente tra le mura domestiche con la propria famiglia, a prescindere dal contesto in cui si trovano capita sempre più frequentemente che giovani  adolescenti vivano un profondo disagio, del quale spesso si vergognano poiché li fa sentire diversi dagli altri. Questo li porta talvolta a chiudersi in se stessi e al mondo,  accrescendo sempre più quel vissuto di malessere, scarsa autostima e solitudine.

É  importante darsi la possibilità di aprirsi a qualcuno con il quale potersi confrontare o al quale chiedere aiuto, al fine di poter uscire dalle proprie “prigioni”.

Condividere la propria storia, le sensazioni e le emozioni che ci attraversano è fondamentale per sentirsi meno soli nel dolore e supportati.

Nuotare nelle acque profonde del proprio “mare” non è facile, laddove per mare ci riferiamo simbolicamente all’ inconscio e a ciò che contiene. L’ acqua è da sempre legata ai temi della nascita, e della rinascita come percorso di trasformazione interiore che ognuno può compiere per la piena affermazione del proprio Sé, per l’ autorealizzazione e il raggiungimento di un benessere interiore.

La psicoterapia fornisce all’individuo il supporto e gli “strumenti” necessari affinché questo percorso di crescita e trasformazione possa avvenire, attraverso la riscoperta di risorse individuali e di una maggiore consapevolezza.

 

 

 

 

 

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